VIA COL VENTO: la complicata storia produzione dietro la complicata storia d'amore

 

Era il 15 dicembre del 1939, quando la piccola città di Atlanta fu invasa da un milione di visitatori. Quale fu il motivo che spinse così tanti cittadini statunitensi a visitare una città che all’epoca era solo un modesto centro abitato?

La risposta è semplice, ottantadue anni fa, in quella fredda notte di dicembre, stava per essere proiettata, al Loew’s Grand, la prima di un film che sarebbe entrato a far parte della storia e della cultura americana, ossia “Via col vento”.
Un film che narra di una complicata storia d’amore che nasce e si sviluppa tra gli orrori della guerra di secessione e le atrocità del razzismo, ma che nonostante tutto ciò strappò milione di lacrime ed applausi.

Travagliata non fu solamente la celebre relazione d’amore tra i protagonisti ma anche la realizzazione a cominciare dalla regia, che contò ben 3 registi. Il primo fu George Cukor che ebbe vita breve sul set (girò circa 17 minuti del film), la leggenda metropolitana dice che Cukor fu cacciato per la sua presunta omosessualità, poi fu chiamato Victor Fleming, che all’epoca stava girando un altro grandissimo successo “Il mago di Oz”, purtroppo la gestione di due pellicole di quella portata fece venira al regista un esaurimento nervoso, e così venne sostituito per un breve periodo da Sam Wood.
Altro grande problema fu la sceneggiatura, quando il produttore David O. Selznick, cacciò Cukor, dovette anche riscrivere parte della sceneggiatura , così prese lo sceneggiatore Ben Hencht e il neo-assunto Fleming e si chiuse con loro nel suo ufficio per cinque giorni mangiando solo banane e noccioline, perdendo anche molte ore di sonno (questa vicenda è narrata nel dramma di Brodway “Moonlight and Magnolias”).
In quei cinque giorni i tre conclusero ben poco, anche perché la sceneggiatura passerà in mano ad altri 9 sceneggiatori, tra cui Sidney Honard che darà la versione definitiva, con la quale vincerà un oscar, versione però che non riuscirà a vedere, per il fatto che morirà, schiacciato da un trattore, mentre il film era in sala montaggio (che richiederà ben 88 ore di lavoro).

 

Risolti i problemi con la sceneggiatura, servivano gli attori, il ruolo di Rhett venne dato a Clark Gable, dopo che Gary Cooper rifiutò, dato che per lui questo film sarebbe stato un insuccesso. Questo rifiuto fu una manna dal cielo per Gable, dato che con il compenso del film (centosedicimila dollari circa) riuscì a pagare il suo divorzio.
Per il ruolo di Rossella invece si presentarono circa millequatrocento attrici, fu un lungo periodo di casting tanto che cominciarono a girare il film senza ancora avere una protagonista, alla fine di questa lunga epopea di casting sarà scelta Vivien Leig.
Tra i due non correva buon sangue e molte scene di baci furono tagliate. Scene omesse anche per il fatto che Gable aveva perso i denti per via di un’infezione alle gengive e la dentiera nella sua bocca emanava un cattivo odore.

Importante è anche ricordare il provino di Hattie Mcdaniel che interpreterà il personaggio di Mami , era in lizza insieme alla governante del presidente Roosvelt, Elizabeth Mcduffie, decisivo sarà il ruolo di Gable , il quale avendo già lavorato in passato con l’attrice, si impose affinchè ottenesse il ruolo, e così fu, grazie a quel ruolo poi vincerà l’Oscar, e sarà anche la prima attrice di colore a riceverlo, ma per via delle leggi razziali non poté partecipare alla prima del film.

Nonostante tutti i problemi (tra cui ricordiamo anche l’intervento dei pompieri, che furono chiamati dai vicini degli studios, allarmati dalla colonna di fumo provocata dall’incendio provocato sul set per inscenare una scena di guerra) il film finirà anche prima del previsto, dei duecento giorni stimati ce ne vollero solo centoventicinque, e quella dura fatica sarà ben ricompensata. Come detto prima infatti, il film sarà un successo a livello mondiale, vincendo moltissimi premi ben otto oscar, che per l’epoca furono un record, che sarà battuto solo vent’anni dopo da “Ben-Hur” (1959) con undici Oscar.
Tanto però sarà il successo quante poi saranno le critiche nel corso degli anni, dato che entrerà al centro di molte discussioni poiché visto da molti come un film razzista e ricco di stereotipi.

Tralasciando le critiche non possiamo negare l’impatto che ha avuto sulla società, lasciando nella mente degli spettatori frasi iconiche, come la censuratissima “Francamente me ne infischio” (Frankly, my dear, i don’t give a dam), e molte altre che difficilmente si dimenticheranno nel corso della storia, ma forse è troppo presto per dirlo, dopo tutto domani è un altro giorno.

Articolo di Alessio Ciancola, 2 ottobre 2021