VENOM: LA FURIA DI CARNAGE. Si tratta davvero di un film su Venom e Carnage?

 

Il personaggio di Venom nasce negli anni Ottanta, dai testi di David Micheline e dai disegni di Todd McFarlane, originariamente come super cattivo che, negli anni, ha avuto sfumature che lo hanno avvicinato più verso la definizione di antieroe. Carnage nasce invece come antagonista di Venom stesso, dai testi di David Micheline e dai disegni di Mark Bagley.

Dopo questa breve premessa delle controparti cartacee di quelli che sono il protagonista e l’antagonista di questa pellicola si può procedere definendo “Venom: La Furia di Carnage” non un film su Venom ma un film che ne sfrutta il nome e l’aspetto per attirare fan nelle sale e per poi uscirne amaramente delusi. In questo sequel, Venom non è né un antieroe né un super cattivo, il suo carattere ricorda molto quello di un buffo animale domestico dal temperamento ribelle, c’è poco di Venom in questo secondo film, meno di quanto ce n’era nell’originale.

Tom Hardy si diverte nell’interpretare il giornalista Eddie Brock/Venom, così come Woody Harrelson nell’interpretare il criminale Cletus Kassady/Carnage, peccato che nessuno di questi due grandi interpreti siano stati sfruttati abbastanza per dare ai personaggi quel qualcosa in più da renderli (almeno) memorabili. Carnage è un antagonista che rimane abbastanza fedele alla sua controparte cartacea ma, a causa della superficialità della scrittura del film, non risulta molto diverso da un antagonista inserito solo per la necessità di mettere in difficoltà il protagonista.

“Venom: La Vendetta di Carnage”, se guardato come un leggero film d’intrattenimento per famiglie e non come un film su Venom, può definirsi un buon film. Le scene d’azione sono ben costruite, decisamente meglio dell’originale, i combattimenti sono definiti e la leggerezza della trama lo rende un film scorrevole al punto da non far pesare i buchi di sceneggiatura presenti. L’elemento definitivo che rende questo sequel migliore dell’originale è la durata: novantasette minuti contro i centododici del primo capitolo che, aggiunta alla superficialità della trama, lo rende un film non impegnativo e che neanche vuole esserlo.

 

Articolo di Giuseppe Zitarelli, 4 novembre 2021