Una donna promettente

 

Dopo una serie di posticipazioni legate a problematiche di doppiaggio è arrivato anche in Italia finalmente Una donna promettente, film scritto e diretto da Emerald Fennel, vincitore del premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale. La trama è apparentemente molto semplice: Cassie è sempre stata considerata una giovane donna promettente, anche perché studentessa di medicina, ma un evento ha fatto deragliare la sua vita. Ai tempi dell’università, infatti, la sua migliore amica Nina fu stuprata dal compagno di corso davanti a molti suoi amici, mentre la ragazza era ubriaca: nessuno credette alla versione della ragazza, che cadde dunque in depressione e infine ne morì. Quella che conduce Cassie è una vita apparentemente tranquilla, con un semplice lavoro come barista al fianco di una datrice di lavoro che adora, ma in realtà la donna porta avanti una sua piccola missione per vendicare il torto subito da Nina: una volta a settimana Cassie si finge completamente ubriaca in un locale e, ogni volta, un uomo diverso dall’apparenza caritatevole tenta di abusare di lei. Così Cassie ogni sera si prende la sua “rivincita” e la sua vita sembra scorrere serenamente, fino a quando non rincontra un vecchio compagno dell’università.

Questa pellicola ha tre punti di forza maggiori. Innanzitutto la sceneggiatura ha un ritmo estremamente serrato, con dialoghi e scene altamente spiazzanti. In secondo luogo tratta la tematica dell’abuso in maniera cruda, netta, ma mai spettacolarizzante. Per ultima, l’interpretazione dell’attrice Carey Mullingan è così convincente che riesce a far sembrare non solo il suo personaggio verosimile, ma propriamente reale. Due sono invece i punti che riescono a disorientare lo spettatore. Primo fra tutti l’estetica del film, pastellata e curata fin nel minimo dettaglio, che strizza l’occhio a quella tipica delle commedie romantiche. L’altro è indubbiamente la sequenza finale, di cui chiaramente non vi facciamo alcuno spoiler, ma che vi farà rimanere col fiato sospeso fino ai titoli di coda.

In generale questa pellicola seppur incarnando perfettamente il famoso slogan americano “Men Are Trash”, ne restituisce una chiave fortemente malinconica ed amara, in cui l’unica rivincita possibile è quella che occorre pagare ad un prezzo troppo caro.

 

Di Francesca Di Pasquo, 15/07/2021