The Eyes of Tammy Faye: il Biopic sui due evangelisti più famosi della televisione americana

 

È stato presentato nella prima giornata della Festa del Cinema di Roma, con la straordinaria presenza della protagonista Jessica Chastain, sul red carpet il film The Eyes of Tammy Faye di Michael Showalter. Nel cast c’è anche Vincent D’onofrio e, a fare coppia con l’attrice californiana c’è , nei panni del marito e famoso evangelista Jim Bakker, Andrew Garfield.

Il film racconta le vicende biografiche di Jim Bakker e Tammy Faye, i celebri evangelisti televisivi d’America. Una cultura, quella dell’evangelismo televisivo lontana o, perlomeno, diversa dalla nostra ma estremamente consolidata negli States. Jim e Tammy, dopo gli studi teologici ed un amore appena sbocciato, cominciano la loro carriera come predicatori televisivi con un programma di pupazzi in una piccola televisione locale del Minnesota. Ma la loro ambizione, novità e freschezza li porta effettivamente a compiere una carriera a dir poco incredibile nel mondo della televisione con dati e cifre record tra il 1974 e il 1989.

Il film, come spesso accade quando ci si confronta con un biopic a metà tra un documentario e un film drammatico, non può esimersi dall’avere una struttura classica, un découpage tipicamente americano che ben si presta al predominio narrativo che il contenuto esige. Un biopic dall’andamento lineare che sfocia in una dicotomica crisi: la frattura sentimentale della coppia e l’evidenza di prove di frode ed illeciti che condannano al carcere Jim Bakker.

Oltre quanto riportato c’è comunque un evidente sforzo di romanzare, arricchire la figura di questa donna dandone una forte caratterizzazione. Affrontando i rapporti con la famiglia, con Dio e con le medicine da cui diviene dipendente post seconda gravidanza, si entra in empatia con questa donna. Tammy è essenzialmente pura, buona, forse impossibilitata a fare quanto dovrebbe per un marito prevaricatore oltre che predicatore. Ed è proprio questo suo sguardo di speranza, questi suoi occhi unici e rivolti sempre ad amare gli altri a essere la scelta emotiva e poetica affiancata alla narrazione.

Jessica Chastain si conferma attrice versatile in un ruolo che, oltre ad obbligarla ad un trucco pesante che ne modifica i tratti somatici, le impone di cambiare tonalità e assumere quel vociare acuto tipico e quelle capacità canore con cui la predicatrice incise anche diversi dischi.

Il film sebbene regga egregiamente la scena per quasi tutta la durata tramite una visibile produzione di grande respiro e una coppia di attori confermati, sembra perdere lucidità nel finale.La sensazione è, per l’ennesima volta nell’attuale epoca cinematografica, quella di assistere ad un buon film che non ha la capacità di chiudere. Ma si perde, in un minutaggio eccessivo che allunga il brodo fino ad annacquarlo.

Come ha detto Ronconi, grande maestro del teatro italiano, di cui qui si rubano le parole: il teatro – e quindi il cinema in questo caso- non deve saziare, ma il suo scopo dovrebbe essere quello di ingolosire lasciando lo spettatore voglioso di avere un’altra fetta di film. In questo caso invece si ha la sensazione di essere completamente sazi, di aver finito il piatto e aver fatto persino la scarpetta, quasi nauseati dalla portata.

Quindi sì, si potrebbe dire che con 20 minuti in meno il film avrebbe avuto davvero una maggiore digeribilità.

Perché la storia, vera, lo si ribadisce, risulta interessante e a tratti inverosimile per la sua portata. Ed è quindi lecito ma soprattutto importante che si racconti dei due più famosi evangelisti d’America e degli occhi di Tammy Faye.

 

Articolo di Giorgio Stefani, 21/10/21