Gigi Proietti

Il teatro è sempre stato oggetto e moto di orgoglio e gioia per il nostro paese sin dalla sua nascita. Tuttavia, una tipologia di teatro in particolare è riuscita ad entrare nel cuore del pubblico, stravolgendo completamente i canoni che prima si erano imposti in Italia. Successivamente alla Seconda Guerra Mondiale il boom economico e il ripristino della convivenza sociale hanno permesso al settore teatrale di tornare florido anche ben più rispetto ai decenni precedenti. La nascita della televisione in questo, si è rivelata una parte fondamentale. Il connubio tra la forma artistica e l’intrattenimento ha dato vita ad una nuova modalità di fruizione del divertimento da parte degli spettatori e in aggiunta ha permesso un importante ricambio generazionale. Tra le figure di spicco che è doveroso nominare ci sono Gigi Proietti e Franca Valeri, scomparsi nella seconda metà del 2020. Entrambi sono stati capaci di entrare nel cuore del pubblico, dentro le loro case, diventando parte integrante non solo della cultura popolare ma anche della famiglia italiana. Detto ciò è giusto domandarsi in che modo questo è stato possibile, chiedersi quali siano stati i percorsi che questi due incredibili artisti hanno dovuto percorrere, i tratti che li hanno accomunati e quelli che li hanno differiti.

Franca Valeri

Il primo comune denominatore già citato è ovviamente il teatro. Ambedue formati e cresciuti nell’ambiente teatrale hanno passato numerosi anni tra le quinte di teatri più o meno prestigiosi. Dei primi anni si ricordano spettacoli come “Il Can Can degli italiani” per Proietti e i “Carnet de Notes” per la Valeri. Nonostante la passione comune per questo settore, da sottolineare è soprattutto il trascorso che li ha portati al successo. Lui cresciuto nella popolarità romana verace dei primi anni ’60, lei segnata dalla fede ebrea del padre durante gli anni delle leggi razziali. E dopo il teatro non potevano mancare la televisione e il cinema. Poliedrici, divertenti ed incredibilmente empatici, Gigi Proietti e Franca Valeri hanno saputo dare vita a personaggi iconici e irriverenti, tra cui si ricordano il celebre “Mandrake” e la famosissima “Sora Cecioni”.

L’immensa perdita che il nostro paese ha ad oggi, senza più questi due emblemi di un tipo di comicità sopra le righe e verosimile al tempo stesso, pone l’accento su quella nostalgia e malinconia del passato che si va ad accentuare sempre di più. Così tante risate e tanti modi di dire che prima non esistevano ma che oggi sono parte integrante della nostra quotidianità rimarranno impressi nella mente e nel cuore. Le citazioni, le frasi, gli sketch saranno portati avanti dal pubblico, da quegli stessi spettatori che prima applaudivano e che adesso si improvviseranno attori a loro volta sognando anche solo per un istante che quella magia non abbia mai fine. 

Di Francesca Di Pasquo