No Time To Die: la fine di un'era

 

Si sperava non arrivasse mai, ma alla fine è giunto il momento di dire addio al miglior James Bond mai visto su schermo, l’incarnazione più umana, fallibile e vulnerabile che sia mai esistita. Se Ian Fleming fosse ancora tra noi confermerebbe tutto questo, elogiando soprattutto la fedeltà con il James Bond cartaceo dei suoi romanzi (sigaretta a parte). Il momento di dire addio al Bond di Daniel Craig è arrivato e No Time To Die fa sentire quest’atmosfera fin dalla prima inquadratura, passando per l’ottima canzone interpretata dalla talentuosa Billie Ellish fino al suo straordinario e inaspettato epilogo.

 

Trama: James (Daniel Craig) e Madeline (Léa Seydoux) stanno vivendo la loro nuova vita felici ma non del tutto beati, James ha ancora il vizio di guardarsi costantemente alle spalle e Madeline tiene ancora dentro un segreto che è pensa sia il momento di rilevare a James. Questa parziale armonia viene interrotta dal ritorno di vecchi fantasmi del passato che portano i due a separarsi, ed è proprio durante questa separazione che James viene contattato dal suo vecchio amico Felix Leiter (Jeffrey Wright) per svolgere una missione che necessita il coinvolgimento di qualcuno che sia ormai fuori dai radar. Come da manuale, la missione non va come dovrebbe andare e Bond si ritrova costretto a tornare in azione.

 

Dopo Casino Royal, Quantum of Solace, Skyfall e (perché no) Specter era impossibile fare di meglio. No Time To Die è la degna conclusione di un’era che è destinata ad entrare nella storia del franchising dedicato alla spia più famosa del mondo. Il cambio di regia, da Sam Mendes a Cary Fukunaga risulta essere una scelta vincente, la regia nel mestierante è efficace, accompagnando in maniera armoniosa, con inquadrature collegate fluidamente da un montaggio lineare e dinamico, le sequenze più profonde per poi incalzare nelle sequenze d’azione, caratterizzate da campi, controcampi e piani sequenza che rendono tali scene adrenaliniche. L’azione che si svolge durante le sequenze è sempre chiara, con un montaggio mai invadente, rendendole uno spettacolo per gli occhi. La sceneggiatura è coerente, con dei dialoghi quasi mai banali, che tengono lo spettatore incollato allo schermo, nell’attesa di vedere come va a finire. Una nota di merito va alla prima parte del prologo, scena che porta anche degli interessanti spunti horror fino a tornare nell’atmosfera che tutti conosciamo. Se si parla di 007 si può parlare di film di formato, piuttosto che di genere, in quanto ogni film è caratterizzato da una serie di stilemi che hanno definito il carattere una saga che vanta venticinque film. In No Time To Die gli stilemi ci sono tutti, abbelliti da un po’ di sano citazionismo che gli appassionati non potranno non notare, eppure tutto questo viene in qualche modo alterato da colpi di scena e scelte narrative coraggiose che rendono il film imprevedibile, con dei colpi di scena che neanche un purista di James Bond può aspettarsi.

 

Ovviamente questa pellicola non è del tutto priva di difetti, sono pochi ma significativi. La prima nota dolente va proprio alla scena iniziale, che si svolge a Matera, in Italia, dove James e Medeline stanno trascorrendo insieme la loro vita.  In questa scena i due protagonisti sono decisi a lasciarsi alle spalle il passato e James, ovviamente, deve lasciarsi alle spalle la sua amata Vesper, sarebbe tutto molto bello se solo ci fosse una motivazione alla presenza di elementi riconducibili a Vesper in un posto come Matera. Altra nota dolente va al personaggio di Paloma, interpretato da Ana De Armas, un personaggio che risulta essere sprecato, essendo caratterizzata in maniera molto interessante e interpretata in maniera eccellente dalla bellissima attrice cubana. Altra nota dolente va, purtroppo, all’antagonista del film: Lyutsifer Safin, un moderno Dr. No interpretato in maniera convincente da Rami Malek. Il personaggio soffre dello stesso problema di Paloma: gli viene concesso troppo poco spazio, nonostante risulti un antagonista interessante, motivato e senza scrupoli, perfettamente curato nell’aspetto e nei costumi, richiamando, appunto, il Dr. No di Licenza di Uccidere, primo film dedicato alla spia più famosa del mondo con il volto del compianto di Sean Connery. A questi personaggi poco sfruttati se ne aggiunge uno sfruttato fin troppo: Nomi, la nuova 007 interpretata egregiamente da Lashana Lynch, un personaggio che non aggiunge nulla di che alla trama e che risulta essere soltanto una possibile sostituta di Bond risultando, alcune volte, una presenza fin troppo forzata.

Nonostante qualche piccolo difetto, No Time To Die è una pellicola godibile, capace di intrattenere e di emozionare, confermando Daniel Craig come il miglior attore ad aver interpretato James Bond. Chi prenderà il suo posto, uomo o donna che sia, avrà sulle spalle un peso tutt’altro che leggero; con la speranza di vedere un nuovo volto il più tardi possibile.

 

Articolo di Giuseppe Zitarelli, 1 ottobre 2021