NAPOLEONE BONAPARTE

 

Portatore di libertà o dispotico tiranno?

” Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”, con questi celebri versi, Alessandro Manzoni, si rivolge al pubblico chiedendo come sarà ricordato Napoleone Bonaparte, uno dei personaggi più influenti della nostra storia. 

Il quesito che si pone il famoso autore italiano, ancora oggi non ha una risposta univoca, infatti la critica si trova spaccata a metà: chi lo vede come un liberatore e portatore di giusti ideali e chi invece lo vede come uno dei tanti uomini assetati di potere.

Ma chi era di preciso Napoleone? Vediamo insieme di ripercorrere alcune tappe fondamentali della sua vita.

Nasce nel lontano 15 Agosto del 1769 ad Ajaccio, città della Corsica, che da pochissimo tempo era stata annessa al dominio francese, dopo una dura guerra, conflitto al quale avevano partecipato anche i genitori di Napoleone. Sin da giovane comincerà la sua carriera militare partecipando alla guerra civile corsa, alla rivoluzione francese per poi passare alla famosissima campagna d’ Italia e molte altre. Sarà durante questo periodo bellicoso che comincia ad ideare quella che sarà la sua grande fama di stratega militare, istaurando un forte rapporto con i suoi ufficiali ed usando tattiche belliche aggressive e dirette. In questo periodo introdurrà nell’esercito anche una delle più grandi invenzioni, il cibo in scatola, ideato con l’aiuto del pasticcere Nicolas François Appert, che per allungare la conservazione del cibo, da trasportare durante le campagne militari, decise di mettere gli alimenti cotti in barattoli di vetro. Inoltre sarà proprio dalle truppe francesi sotto il suo comando che verrà rinvenuta la stele di Rosetta in Egitto, scoperta di fondamentale importanza per la traduzione dei geroglifici (affianco alla scrittura egizia si trovava la traduzione in greco). Nel 1779 arriverà il suo grande momento, approfittandosi della grande instabilità politica, salirà al potere prendendo il titolo di imperatore, così da distaccarsi dai monarchi dell’antico regime. Tutta quella fama però portò con se anche molte leggende e dicerie come quella sul furto della Gioconda, furto che non è mai avvenuto dato che il dipinto si trovava già in Francia dal 1500. Oppure il fatto che portasse la mano nel gilet per via delle forti ulcere di cui soffriva, ma in realtà era per il semplice fatto che era un’usanza dell’epoca farsi ritrarre con una mano coperta. Per non parlare della diceria sulla sua statura, non era affatto così basso come si diceva, infatti era alto circa un metro e settanta centimetri. Non furono solo le dicerie ad ostacolare l’imperatore, quel grande successo fece nascere molti nemici, gli altri sovrani europei infatti temevano la potenza del grande sovrano francese e non volevano che i suoi ideali portassero alla fine dei loro regni, così si è alleato per spodestare la minaccia una volta per tutte e riportare l’equilibrio. Battuto prima a Lipsa nel 1814 ed esiliato sull’isola d’Elba, ritornerà nel 1815 nel famoso periodo conosciuto come i “cento giorni”, quando sarà infine sconfitto definitamente a Waterloo, finendo esiliato sull’isola di Sant’Elena dove vi rimarrà per il resto dei suoi giorni.

Quando si proclamò imperatore molti dei suoi grandi ammirati rimasero delusi, sembrava aver tradito i grandi ideali di cui si era fatto portatore, come ad esempio Beethoven che nel 1804 mentre componeva la Sinfonia N. 3 in suo onore cambiò immediatamente la dedica appena seppe la notizia.

Oppure Foscolo che nel suo romanzo epistolare, “Le lettere di Jacopo Ortis”, ci racconta la sua delusione di quando Napoleone si alleò con gli austriaci non liberando l’Italia.

Nei tempi più moderni è stato anche considerato un razzista ed uno schiavista, per il fatto che reintrodusse lo schiavismo nelle colonie, dopo che era stato abolito per gli ideali di libertà della rivoluzione francese. Nonostante tutto però non è corretto giudicare la storia del passato con la morale del presente, morale che è sempre in continuo movimento e per questo incapace di essere oggettiva.

Forse proprio per questo motivo non avremo mai una risposta univoca su questo personaggio e dopo tutto è vero quello che diceva George Washington, nel musical Hamilton, ossia che gli uomini non hanno il controllo su come saranno ricordati in futuro.

 

Di Alessio Ciancola, 01/06/2021