La Casa DI Carta: la punta di diamante di Netflix

Dal 2017, anno della sua messa in onda, la serie televisiva. La casa di carta è diventata un vero e proprio fenomeno mondiale. Trasmessa inizialmente dall’emittente Antena 3, la serie spagnola ha avuto un discreto successo in terra natia, ma solo l’anno successivo è riuscita a conquistare definitivamente il pubblico internazionale. Approdata in casa Netflix, infatti, a La casa di carta venne effettuato un restyling tale da renderla maggiormente godibile al tipo di visione online, attraverso un nuovo montaggio degli episodi che ne diminuiva il minutaggio. Dopodiché grazie all’algoritmo della piattaforma, in grado di proporre all’utente prodotti in maniera personalizzata, la viralità della serie è cresciuta esponenzialmente ed è, ad oggi, il contenuto più popolare di Netflix. Sebbene quindi l’ambito produttivo de La casa di carta sia un meccanismo perfettamente rodato, che ha portato a cinque stagioni con tempi di visione da record da parte del pubblico, varie sono le caratteristiche rendono questa serie tv un prodotto vincente. Una delle domande più quotate all’interno del panorama della televisione seriale è infatti una è una sola: qual è il segreto del grandissimo successo di La casa di carta?

Innanzitutto, è opportuno sottolineare come la trama sia altamente coinvolgente. La storia tratta la nascita e lo sviluppo della rapina più ambiziosa della storia: un gruppo di rapinatori scelti e guidati dalla mente di un uomo chiamato “il Professore” ha il compito di irrompere nella Zecca di Stato di Spagna con l’obiettivo di stampare all’interno di essa milioni di banconote per poi uscirne ricchi e indenni. Il tema della rapina e la sua declinazione nella “rivoluzione contro il potere” è, a tutti gli effetti, uno dei soggetti che più strizza l’occhio al pubblico contemporaneo e che, probabilmente, non era mai stato raccontato in maniera altrettanto avvincente. In secondo luogo, la caratterizzazione dei personaggi è assai calibrata e incredibilmente ben riuscita per ciò che concerne l’immedesimazione da parte del pubblico.

I componenti della banda di criminali, ognuno dei quali chiamato come una città, sono infatti caratterizzati come un gruppo di individui disfunzionali, le cui problematiche personali, tuttavia, sono totalmente comprensibili dal pubblico fruitore. Dall’impulsiva Tokyo, voce narrante della serie, all’eccentrico Berlino, passando per lo scanzonato Denver e l’intelligente Professore, il grado di empatia che si viene a creare col passare degli episodi è assai alto per una serie innatamente action. In terzo luogo, i riferimenti culturali all’interno della serie televisiva siano essi artistici come la maschera di Dalì che viene indossata dai rapinatori, musicali come l’utilizzo della canzone Bella Ciao, o cinematografici come le numerose citazioni ai film di Tarantino, la rendono estremamente pervasiva e virale sia all’interno del pubblico mainstream sia in quelli più underground. Di questo ne sono complici anche le numerose location in cui la seria televisiva è stata girata, sparse in tutta Europa da Copenaghen a Firenze, che hanno aumentanti notevolmente nel corso dei mesi l’hype intorno all’uscita dei nuovi episodi. È importante sottolineare infatti come l’ottima distribuzione e l’incalzante pubblicizzazione della serie siano stati due elementi essenziali che hanno contribuito al suo successo globale.

Da un punto di vista meramente tecnico la serie ha inoltre tre caratteristiche che la rendono estremamente godibile: un tipo regia appagante per gli amanti del genere d’azione, un giusto uso di flashbacks e cliffhanger che strizzano l’occhio agli appassionati di serie cult come Lost e che spingono l’utente al binge-watching, e infine, una scrittura decisamente non verosimile, ma grandemente spettacolarizzante che, nel complesso, ne permette una visione leggera e mai noiosa.

È prevista nella prima settimana di dicembre l’uscita della stagione finale di La casa di carta e il pubblico è già in trepidante attesa, pronto a compiere per l’ultima volta una fuga al cardiopalma vestito in tuta rossa.   

Articolo di Francesca Di Pasquo, 28 settembre 2021