FREAKS OUT: Apologia dei diversi

 

Freaks Out ha appena concluso il suo primo weekend al cinema occupando i primi posti della classifica. L’incasso, al suo debutto, ha superato i Blockbuster americani come Venom con oltre 76 mila euro. Sebbene nella giornata di lunedì 1 novembre il film abbia raggiunto il terzo posto dietro La famiglia Addams 2 e Madre Parelas, probabilmente lo vedremo scendere in classifica con la prossima uscita Marvel Eternals di Mecoledì 3 novembre.

Questo film di Gabriele Mainetti in coppia con lo sceneggiatore Guaglianone è sicuramente un prodotto anticonvenzionale per il cinema italiano che sembra accostarsi per contenuti ed effetti speciali – oltre che per il budget (sui 13 milioni) – all’industria Hollywoodiana. Lo stile ironico e grottesco del regista ricorda molto il Jojo Rabbit di Taika Waititi. Anche in questo caso lo scenario è quello della Seconda guerra mondiale e il nazismo, conditi però, o meglio modificati, dalla magia di una favola circense.

La storia di Freaks Out inizia quando Israel, ebreo e capo del Circo MezzaPiotta, nel tentativo di comprare la fuga verso l’America, viene preso per essere deportato in Germania lasciando soli i suoi 4 speciali artisti. Il film, definibile una vera apologia dei diversi, degli speciali, racconta le vicende dei 4 artisti circensi che, dotati di particolari poteri, si trovano a combattere contro lo scienziato nazista Franz durante l’occupazione tedesca a Roma.

Mischiando precisione storica e racconto favolistico, gli strampalati artisti da circo rappresentano uno snodo centrale per la conclusione dello scontro bellico, potendo determinare, secondo le eclettiche visione di Franz sotto effetto dell’etere, la vittoria o la sconfitta del Terzo Reich.  Franz è un villain sui generi, anche lui caratterizzato da una particolare diversità: Quella di avere 6 dita per ogni mano che gli consentono di dare spettacolo nel suo circo nazista come compositore e musicista di pianoforte con canzoni provenienti dal futuro. Un uomo inetto e illuminato che inoltre assomiglia iconologicamente al dittatore di Chaplin.

Così come nel precedente film di Mainetti Lo chiamavano Jeeg Robot, Claudio Santamaria ricopre un ruolo di spicco essendo uno dei 4 protagonisti costituenti il Circo Mezza Piotta.  Nel cast insieme a lui, ci sono Pietro Castellitto dalla pungente comicità, Giancarlo Mattini nel ruolo di Nano Calamita umana e la romantica partecipazione di Giorgio Tirabassi come Israel, mentore e responsabile del circo. Ma la vera protagonista del film è Aurora Giovinazzo, attrice giovanissima al centro dei nuclei drammatici più intensi nei panni di Matilde, ragazza-elettrica dal potere straordinario.

Un film drammatico ma dall’ironia tagliente e spregiudicata la cui grandezza viene dalla stima e dal peso affidato ai diversi, gli unici capaci di modificare gli eventi e cambiare le cose. Dai protagonisti, un nano, una donna elettrica, un uomo lupo peloso e un incantatore di insetti, al cattivo nazista con sei dita per mano, passando per la simpatica combriccola di “partigiani” mutilati, tutti sono detentori di una diversità, una mancanza che il regista evidenzia e dimostra essere invece la loro principale forza. 

 

Articolo di Giorgio Stefani, 5 novembre 2021