FESTIVAL DI SANREMO VS COVID- 19

Il confronto fra la Rai e le autorità locali liguri riguardo i protocolli di sicurezza da rispettare in base all’ultimo DPCM della prima metà del mese di gennaio sembrava aver risolto la maggior parte delle questioni concernenti l’organizzazione di uno degli eventi musicali più attesi in Italia. L’Ariston avrebbe ospitato, con capienza ridotta, un pubblico composto da persone scelte, distanziati gli uni fra gli altri e, con l’obbligo dell’essere conviventi per le coppie che avrebbero trascorso le serate assieme.

Tuttavia, le recenti dichiarazioni del ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini hanno messo di fatto un veto alla presenza del pubblico a Sanremo. Nel tweet pubblicato ultimamente il ministro scrive:”Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robertosperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e i cinema. Speriamo il prima possibile”. Il direttore artistico e conduttore Amadeus, ha più volte ribadito sia la difficoltà per gli artisti di esibirsi in un teatro vuoto sia che la riuscita di un buon festival avrebbe dato una spinta ad un settore fortemente in crisi a causa della pandemia.

Eppure è doveroso sottolineare come moltissimi format televisivi abbiano già ampiamente utilizzato lo stratagemma del pubblico figurante (ne sono un esempio X-Factor e la maggior parte dei format della prima serata di Mediaset), rispettando le norme del distanziamento e garantendo ugualmente l’intrattenimento degli spettatori. Qui, sorge un dubbio: come mai non è stato possibile riaprire prima i teatri e i cinema, attuando dei protocolli che avrebbero permesso ai lavoratori dell’ambito dello spettacolo di non fermarsi per così tanto tempo? Come mai per l’apparato televisivo appare molto più semplice continuare a muoversi e a produrre contenuti?

Che sia il caso o meno, in un momento del genere preoccuparsi dell’organizzazione del festival della canzone italiana, non è una questione nella quale ci teniamo ad entrare in merito, ma è quantomeno bizzarra la disparità di trattamento evidente tra il cinema, il teatro e la televisione da parte dello Stato. Nel novembre del 2020 tutte e tre erano tra i luoghi dove il virus Covid19 circolava in misura minore rispetto ad altri, eppure solo due su tre sono stati definitivamente chiusi fino a data da destinarsi. Certo è che se effettivamente dovesse essere organizzato un Festival con pubblico si verrebbe a creare un precedente, ma si potrebbe dire che è anche arrivato il momento di far tornare alla normalità tutti i lavoratori dello spettacolo.

Le ultime indiscrezioni e voci di corridoio paventano l’abbandono della coppia Amadeus-Fiorello se la situazione non dovesse raggiungere un equilibrio da entrambi le parti. Si vedrà quindi se a marzo si potrà effettivamente realizzare un evento che possa essere all’altezza degli scorsi, cercando di creare delle serate di apparente normalità in cui il pubblico possa riuscire a svagarsi. Ci auguriamo che al più presto non solo eventi di tale portata mediatica, ma tutti indistintamente possano continuare ad offrire al pubblico brevi momenti di felicità.

Di Francesca Di Pasquo