DANTE ALIGHIERI

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura…”.

Quante volte nella nostra vita ci è capitato di ascoltare o leggere questi versi immortali? Immortali come il loro scrittore che anche a distanza di settecento anni dalla sua scomparsa, il suo ricordo rimane ancora vivo. Infatti quando parliamo di letteratura italiana è proprio il nome di Dante, uno dei primi a venirci in mente. 

Però non sono solo qualche citazioni della Divina Commedia (sua magnum opus, dove intraprende il leggendario viaggio dalle fiamme dell’Inferno fino alla maestosa aurora del Paradiso) a dare merito e longevità alla sua fama, ma a renderlo così grande è stato il contributo che ha dato alla cultura negli anni, non solo nel nostro paese ma anche in tutto il mondo.

Sin da subito, come sappiamo dagli studi scolastici, Dante ebbe una grande fama, soprattutto grazie a Giovanni Boccaccio, che cominciò la diffusione del grande poeta. Ma la grande fortuna porta spesso con sé anche gradi critiche, ad esempio il cardinale Pietro Bembo quando affronterà la questione della lingua (nel suo famosissimo trattato “Le prose della volgar lingua “del 1525), considererà Petrarca superiore a lui al livello poetico, per via del plurilinguismo usato. Tra il 1600 e il 1700 inoltre subirà anche un lieve declino dovuto al fatto che uno dei suoi testi, il “De Monarchia”, finirà sull’indice dei libri proibiti (Era un testo che trattava un tema molto scottante per l’epoca, ossia il rapporto tra potere temporale e potere spirituale). Dante però tornerà alla ribalta durante il grande Risorgimento italiano, dato che rappresentava il simbolo dell’eroe del romanticismo, il solitario in esilio che amava la sua nazione. Ed infine nel 2019 la repubblica Italiana stabilirà poi il 25 marzo come festa annuale per celebrarlo, il “Dantedì”. La sua fama negli anni superò anche le alpi, principalmente in Inghilterra con Milton che riprenderà l’immaginario della Commedia per la composizione del suo poema “Paradise lost” del 1667. Oltre che nella letteratura possiamo notare tracce del poeta anche in altri ambiti, non solo sul conio delle monete come quella da 2 euro, ideata nel 1998, usando il ritratto di Raffaelo Sanzio, e sulle 2 monete commemorative del 2015 per i settecentocinquanta anni della sua nascita, ma anche nel cinema. Infatti non molti sanno che, nel lontano 1911, la cantica dell’Inferno venne trasportata sul grande schermo, un film che anche se muto compensa con maestosi effetti speciali che rimandano ai lugubri scenari del regno delle tenebre. Oppure pellicole più moderne e celebri come “Seven” del 1995, dove uno spietato serial killer commette omicidi, legati ai vizi capitali, utilizzando la legge del contrappasso. Nel 1950 Guido Martina e Angelo Boiletto portano Dante sul mondo dei fumetti, componendo la prima grande parodia Disney (una collana di storie a fumetti che ricalcano le grandi opere), “L’inferno di Topolino”.

Con i fumetti Dante influenzerà anche il paese del Sol levante, infatti l’acclamato fumettista Go Nagai (famoso per aver creato personaggi del calibro di Jeeg robot e Goldrake) prenderà ispirazione per alcune sue opere come Devilman, realizzando in seguito anche una versione a fumetti del poema stesso. Dante toccherà anche l’universo videoludico, portando al concepimento del videogioco Dante’s Inferno nel 2010. Arrivando infine anche oltre le stelle dato che l’Unione Astronomica Internazionale userà i luoghi ed i personaggi dell’Inferno per denominare le formazioni geologiche della luna di Giove, Io.

Forse in fondo Dante si sbagliava quando diceva che: “I costumi e le mode degli uomini cambiano come le foglie sul ramo, alcune delle quali vanno ed altre vengono”, ci sono foglie che resistono sui rami degli alberi, verdi e vigorose, anche quando subiscono moltissime intemperie e lui né è proprio un esempio.

Di Alessio Ciancola