Bond 25: l'addio di Daniel Craig

Finalmente ci siamo, in seguito a numerosi rinvii dovuti alla pandemia del virus Covid 19, James Bond è pronto a tornare in sala il 30 settembre 2021; il suo volto è, per l’ultima volta, quello del biondo Daniel Craig.  Molti sono stati i rumors che vedevano la distribuzione della pellicola direttamente in streming (Netflix o Apple TV) ma Barbara Broccoli e Michael G. Wilson, produttori del franchise, non hanno ceduto e No Time To Die, venticinquesimo film della saga di James Bond, arriverà nelle sale, in modo da coronare definitvamente quello che è un doppio evento: la pellicola numero 25 e l’addio di Daniel Craig. 

Ripercorriamo la storia di questa ultima incarnazione della spia più affascinante del mondo: 

fu nel 2006 che MGM mandò in cantiere un nuovo film di James Bond e i fan ne furono entusiasti finché non venne annunciato il suo interprete. Le prime reazioni alla scelta di Daniel Craig furono contrastanti, essendo lui biondo e con dei tratti quasi germanici più che inglesi. Altre polemiche sorsero dopo la divulgazione di una foto dal set che ritraeva Bond alla guida di una Ford Mondeo, dalla quale nacquero numerosi post con lo scopo di prendere in giro il nuovo mezzo.
All’uscita di Casinò Royal invece pubblico e critica furono entusiasti, esaltando l’interpretazione di Craig e la rappresentazione più umana e profonda del protagonista: non si parla di 007 ma di James Bond, l’uomo dietro il doppio 0, più giovane e inesperto, fallibile e vulnerabile, spalleggiato dalla Bond Girl Vesper Lynd, interpretata dalla bellissima Eva Green.
Il secondo capitolo, Quantum of Solace, si presentò con un aspetto più action rispetto al capitolo precedente. Il risultato fu un insuccesso di pubblico e critica ma, nonostante ciò, l’11 gennaio del 2011 venne annunciata la produzione di un terzo capitolo, intitolato Skyfall, che avrebbe dovuto farci conoscere il passato di Bond. Con la regia affidata a Sam Mendes, il film diventò la miglior pellicola della saga, almeno fino ad ora, capace di far entrare lo spettatore in totale sintonia con il protagonista mentre ne esplora le debolezze più profonde e, ovviamente, il suo passato. Skyfall inoltre vinse l’oscar alla miglior canzone, co-scritta e interpretata dalla cantante Adele.
Mendes tornò a dirigere Spectre, ma, complice anche la grandezza del suo predecessore, non risultò all’altezza della pellicola precedente pur mantenendone comunque la qualità visiva e vantando l’entrata in scena della storica nemesi di Bond: il dottor Blofeld, interpretato dal grande Christoph Waltz. 

Per No Time To Die è la volta del regista Cary Fukunaga, che ha collaborato anche alla sceneggiatura. Fukunaga ha sul curriculum la direzione dell’intera prima stagione di True Detective di Nic Pezzolato (attualmente la stagione migliore), e quindi possiamo dire di 007 è in buone mani.

Ma chi sarà il successore di Daniel Craig?

Si è pensato ad Idris Elba, affascinante, elegante e di talento ma l’età rappresenterebbe un problema dato che l’attore non sarebbe una scelta vincente a livello di marketing.
Il secondo candidato a cui si è pensato è Tom Hardy, che sembra avere tutte le carte in regola per essere un ottimo James Bond: affasciante, elegante, sportivo, esperto di arti marziali e, soprattutto, inglese. L’attore inoltre ha sul curriculum interpretazioni magistrali (Bronson-Warrior-Legend-The Revenant) dove anche il suo corpo e le sue capacità atletiche gli sono state utili. Nonostante questo anche per Hardy l’età rappresenta un problema.
Un altro candidato potrebbe essere Jude Law, peccato che anche lui sia troppo vecchio per portare avanti una saga. Non resta che puntare su attori più giovani, e dei rumors confermano che Henry Cavil Sam Heugan e Charlie Hunnam hanno partecipato al casting per il nuovo James Bond. Potrebbe essere uno di loro a prendere in mano l’eredità di Daniel Craig? Non secondo Pierce Brosnan, che dà il suo totale sostegno a Idris Elba e Tom Hardy. 

Non resta che attendere l’uscita di No Time To Die e l’eventuale presentazione del nuovo volto di 007.

 

Articolo di Giuseppe Zitarelli, 22 settembre 2021